Democrazia (Teoria di Carl Schmitt)
FILE: FILE Bocchini,Claudia-La Teoria Schmittiana della democrazia. Unipadova 2008
Bocchini Claudia
La teoria schmittiana della democrazia. Il pensiero politico e la teoria costituzionale di Carl Schmitt nel contesto dell'interpretazione delle costituzioni moderne dall'età della Rivoluzione francese alla Repubblica di Weimar
Università degli studi di Padova, Dipartimento di studi storici e politici, 2008
Sommario
La Teoria della democrazia di Carl Schmitt esamina specificamente le opere giuridiche di Schmitt degli anni Venti e dei primi anni Trenta del XX secolo, combinando diversi approcci scientifici: teoria politica, storia costituzionale e teoria costituzionale. Organizza il commento schmittiano alla Costituzione di Weimar nel contesto di un secolo e mezzo di storia della democrazia moderna, a partire dalla nascita, all’epoca della Rivoluzione francese, delle prime costituzioni repubblicane, fino alla Repubblica di Weimar.
Il Capitolo 1, che si concentra su Rousseau, Sieyès, gli autori controrivoluzionari francesi e Tocqueville, riguarda l’origine della democrazia moderna dallo Stato assolutista e dal suo concetto di sovranità nell’epoca della Rivoluzione francese.
Il Capitolo 2 ripercorre lo sviluppo della storia costituzionale tedesca nel XIX secolo, descrive le caratteristiche del positivismo giuridico e la formazione della teoria dello Stato di diritto (Rechtsstaat), per poi affrontare la critica schmittiana alla modernità come secolarizzazione, con particolare riferimento alle opere: Il romanticismo politico (1919), Teologia politica (1922) e Cattolicesimo romano e forma politica (1923). Nell’analisi del concetto schmittiano di eccezione come “vuoto costituzionale” emerge come gli approcci distinti della teoria costituzionale e della teoria politica si uniscano nello studio dello stesso problema.
Il Capitolo 3 approfondisce i concetti di liberalismo, parlamentarismo e democrazia, in riferimento al saggio La situazione storico-spirituale dell’odierno parlamentarismo (1923), richiamando le osservazioni di Max Weber e Hans Kelsen sulla rappresentanza e sul parlamento. Il capitolo tratta anche il concetto di legittimità plebiscitaria del Presidente tedesco e dei suoi poteri dittatoriali e d’emergenza secondo l’art. 48.
Il Capitolo 4 analizza il saggio Referendum e petizione popolare (1927), l’opus magnum Teoria della Costituzione (1928) e Il concetto del politico (1927, 1928, 1932, 1963), chiarendo che il concetto centrale tanto della teoria costituzionale quanto della teoria della democrazia di Schmitt è il concetto di potere costituente del popolo. Il potere costituente, che mostra una forte vicinanza di Schmitt alla teoria costituzionale dell’epoca della Rivoluzione francese, gli consente di sostenere che la costituzione è inviolabile e che la “sostanza” delle sue decisioni non può essere modificata nemmeno da maggioranze qualificate del Reichstag. Il potere di revisione costituzionale del parlamento non è illimitato, ma essenzialmente limitato. Inoltre, la distinzione – che è anche un contrasto – tra i due elementi della Costituzione di Weimar, quello giuridico-liberale (rechtsstaatlich) e quello politico-democratico, lo porta ad affermare che ogni costituzione moderna è una costituzione mista e quindi contraddittoria, finché tale contraddizione non venga risolta e decisa a favore della sua componente democratica, cioè politica.
Il Capitolo 5 discute la crisi del sistema parlamentare degli anni 1930-1932 e la sua sostituzione con il sistema presidenziale (Präsidialsystem), esaminando le opere Il custode della costituzione (1931) e Legalità e legittimità (1932), con attenzione alla situazione politico-costituzionale della Repubblica. La continuità tra le opere di Schmitt degli anni Venti e quelle dei primi anni Trenta è caratterizzata dalla preferenza del giurista per una democrazia plebiscitaria anziché parlamentare e rappresentativa, e per un Presidente forte capace di farsi attore di una “grande politica”, ponendosi al di sopra dei partiti politici. In definitiva, la teoria della democrazia di Schmitt – che si presenta come una teoria pseudo-rousseauiana – assume la forma di una “democrazia dittatoriale di massa” o una “dittatura democratica di massa”.
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