Credit default swap

 

da Copilot

Certo Gian! I credit default swap (CDS) sono strumenti finanziari derivati che funzionano un po’ come un’assicurazione contro il rischio di insolvenza di un debitore.

Ecco come funzionano in parole semplici:

  • Due parti stipulano un contratto: il protection buyer (chi vuole proteggersi dal rischio) e il protection seller (chi si assume il rischio).

  • Il compratore paga un premio periodico al venditore.

  • In cambio, se il debitore (ad esempio un’azienda o uno Stato) fallisce o non paga il debito, il venditore del CDS si impegna a rimborsare il valore del credito al compratore.

Sono nati come strumenti di copertura, ma vengono anche usati per speculare sul rischio di credito, cioè per scommettere sull’affidabilità di un emittente senza possedere realmente il debito sottostante.

Un esempio pratico: se possiedi obbligazioni di una società e temi che possa fallire, puoi acquistare un CDS per proteggerti. Se la società fallisce, il CDS ti rimborsa la perdita.

Se vuoi, posso spiegarti anche i rischi legati a questi strumenti o come sono stati coinvolti nella crisi finanziaria del 2008. Ti va?


Perfetto! Allora eccoti un po’ di contesto sui credit default swap (CDS) nella crisi del 2008 e i rischi che comportano:

🔥 CDS e la crisi del 2008

I CDS furono protagonisti nella crisi finanziaria globale. Ecco perché:

  • Le banche e gli investitori usavano i CDS per coprire (o scommettere su) mutui subprime, cioè prestiti molto rischiosi.

  • Questi strumenti venivano spesso impacchettati insieme in grandi volumi, senza reale trasparenza.

  • Quando i mutuatari iniziarono a non pagare più, ci fu un effetto domino: le aziende che avevano venduto protezione tramite CDS (come AIG) non riuscivano a coprire le perdite promesse.

  • Il mercato andò in panico: si perse fiducia nella stabilità del sistema finanziario, e il governo USA dovette intervenire con salvataggi miliardari.

⚠️ Rischi dei CDS

  • Rischio di controparte: se chi ti deve risarcire fallisce, perdi due volte.

  • Speculazione eccessiva: vengono usati anche da chi non possiede il debito sottostante, moltiplicando l’esposizione al rischio.

  • Opacità: spesso è difficile capire chi ha acquistato o venduto CDS, e per quali importi.

  • Effetto domino: in tempi di crisi, possono amplificare i problemi invece di limitarli.

Se vuoi, posso mostrarti un esempio pratico o spiegarti come vengono regolamentati oggi. Ti interessa approfondire?


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Capitalismo magico

La crisi americana e la speculazione.

I credit default swap sono assicurazioni contro il rischio di insolvenza di un titolo; in realtà sono soprattutto strumenti speculativi. In questa fase i credit default swap che dovrebbero proteggere contro il rischio di fallimento del debito federale degli Stati Uniti stanno costando sempre di più, a riprova del fatto che si è aperta una speculazione sulla possibilità di un default americano. Si tratta di una ipotesi impensabile fino a qualche anno fa ma che ora, di fronte all’enormità del debito Usa, alla debolezza del dollaro e all’estrema difficoltà con cui la Federal Reserve potrebbe stampare dollari per coprire quel debito, appare meno lunare e quindi alimenta un’ondata speculativa. Questa ondata contribuirà al già forte rialzo dei tassi di interesse che il debito americano deve pagare per attrarre compratori e questo implica due conseguenze. La prima. La concorrenza del debito Usa, con il decennale che può arrivare al 5%, obbligherà i paesi più indebitati, come l’Italia, a pagare tassi di interessi più alti, con un incremento di questa voce della spesa pubblica, a cui peraltro contribuisce la folle idea di escludere dal Patto di stabilità il debito pubblico contratto per il riarmo; un’idea sempre più coltivata da governi “socialisti”, a cui si è aggiunta una belluina Danimarca. Peraltro, questa concorrenza dei tassi di interesse americani peserà sull’intero comparto delle obbligazioni, con cui si finanziano imprese e banche, che molto probabilmente scaricheranno questo costo sui loro clienti e sui consumatori. La seconda. L’ingigantimento della spesa Usa per interessi renderà, come ha già dichiarato Trump, ancora più necessari, per incrementare le entrate federali,  i dazi che, è probabile, colpiranno in primis gli europei. La speculazione ha costi sociali altissimi, ma non esiste ancora una visione politica popolare che la voglia smontare. Al capitalismo degli stregoni occorre dare una risposta forte.

Alessandro Volpi 3-6-25

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